Ada d’Adamo
Come d’aria
Elliot Edizioni, 144 pagine, 15 euro

“Proprio io, abituata a tenere sotto controllo la posizione di un mignolo, mi ritrovavo alle prese con un corpo completamente fuori controllo, con scatti epilettici, una schiena e una testa incapaci di stare dritte”. Quando una ballerina mette al mondo una bambina a cui è diagnosticata l’oloprosencefalia (una malformazione cerebrale che si ripercuote anche sul viso), si trova a passare in rassegna una terminologia che fa fatica a memorizzare, figuriamoci a capire. L’autrice, in un libro intimo, e forse proprio per questo difficile da raccontare, ripercorre il rapporto di una madre con le disabilità della figlia e la sua malattia, tra i reparti di oncologia. È un racconto sul dolore, sulla malattia e sul senso d’impotenza, moltiplicati da sistemi sanitari ed educativi che non sanno prendersi cura della fragilità, incapaci di includere. In questo scenario di solitudine, d’Adamo riflette sul ruolo della madre – “non più donna, non più persona” – in cui il corpo, il suo scopo e il suo presente sono oggetto di un dibattito che sembra eludere la diretta interessata.  “Anche se mi ha stravolto la vita, io adoro la mia meravigliosa figlia imperfetta. Ma se avessi potuto scegliere, quel giorno, avrei scelto l’aborto terapeutico”, scrive in un passaggio che colpisce dritto al cuore. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1494 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati