Carolina Crespi
La banda felice
Nutrimenti, 176 pagine, 18 euro

È la quarta volta quest’anno che leggo un libro in cui qualcuno scompare. Le storie si annidano negli spazi, o piuttosto nei vuoti, che le persone lasciano dietro di sé quando se ne vanno. Lo sa Margherita, per cui il tempo s’infila in una traiettoria diversa quando il fratello minore Giulio esce di casa e non torna più. “Prima di Giulio non le sembra nemmeno di aver vissuto”, e così torna a quel momento per cercare di capire cosa si è spezzato.

Comincia un viaggio all’indietro, alla ricerca dei ricordi felici di una famiglia ancora integra, in una provincia schiacciata contro la città. Intanto “i mesi corrono, si formano gli anni” e Margherita costruisce una vita intorno alla tragedia, a Brodo, a Domenico, a Busto Arsizio, la città in provincia di Varese “dove si viene a nascere”. Con una lingua nostalgica – che mi riporta alle letture di Piero Balzoni e Giulio Pedani, alle parole che tratteggiano la provincia, allo spazio che ci forma e che forma lo spartiacque tra l’infanzia e la vita adulta – Carolina Crespi racconta una storia sul tempo che tesse, rompe e muta i rapporti umani: “Il tempo vissuto lontano congela le cose di casa e accelera gli eventi che accadono altrove. Sembra che nulla si muova, se non siamo lì a testimoniare il cambiamento”. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1500 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati