Darfur

In Darfur la guerra non è mai finita

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L’esercito del Sudan è accusato di stupri di massa nel Darfur

Human rights watch ha pubblicato un rapporto in cui accusa i soldati sudanesi di aver stuprato circa 221 donne nella regione del Darfur tra il 30 ottobre e il 1 novembre del 2014. L’organizzazione ha raccolto testimonianze da 15 vittime e altre 24 persone, che hanno confermato lo stupro di massa avvenuto nella città di Tabit.

Il portavoce dell’esercito sudanese Alswarmi Khalid ha negato le accuse e ha affermato che si tratta di un “tentativo di mettere pressione sul governo per il mantenimento della missione di peacekeeping dell’Unione africana e dell’Onu nel Darfur”.

Secondo le Nazioni Unite lo stupro è un’arma di guerra comune nel Darfur. Per Aisha Elbasri, ex portavoce della missione dell’Onu nel paese, i funzionari delle Nazioni Unite hanno sistematicamente omesso di riportare gli attacchi contro i civili da parte dell’esercito sudanese, così come episodi di stupro.

Il governo del Sudan ha negato i fatti di Talit. Reuters

In Sudan l’esercito riconquista alcune zone controllate dai ribelli in Darfur e nel Kordofan del Sud

L’esercito del Sudan ha riconquistato alcune zone controllate dai ribelli nelle regioni del Darfur e del Kordofan del Sud. Lo ha annunciato un portavoce dei vertici militari, aggiungendo che diversi soldati sono stati uccisi negli scontri.

Nel Darfur le tribù non arabe hanno imbracciato le armi nel 2003 contro il governo arabo di Khartoum, accusato di discriminazione. I ribelli del Darfur hanno unito le forze con i gruppi armati delle province meridionali del Nilo azzurro e del Kordofan del Sud, composti da ex combattenti della guerra civile rimasti nella zona dopo la secessione del Sud Sudan nel 2011.

Secondo le Nazioni Unite, in Darfur in più di dieci anni di combattimenti sono morte oltre trecentomila persone e gli sfollati interni sono due milioni. Al Jazeera

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