Uno degli aspetti curiosi della cartella stampa delle I’m Not a Blonde, formate da Camilla Benedini e Chiara Castello, è la definizione di duo “italoamericano”. In uscita con un ep intitolato This is light, che fa seguito a Welcome shadows di qualche mese fa, le due artiste completano un dittico electro-indie-pop, in cui la parola indie suscita quasi lo stesso sorriso causato da italoamericano, come un termine che abbiamo quasi perso, che nella fusione delle geografie e dei sistemi produttivi, dei contesti di ascolto e dello sfondamento delle barriere di genere evoca il bisogno di definire una zona autonoma.

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Al di là di provenienze e aree di influenza, i loro pezzi sembrano arrivare al momento giusto, dato che si parla tanto di vibe shift, ovvero di ritorno all’estetica e alle sonorità di metà anni duemila, quando c’è stata la rinascita della new wave newyorchese mista al synth pop dei primi anni ottanta, prima che arrivassero poi tutte le caramelle tossiche di Johnny Jewel e la colonna sonora di Drive, quando pareva che nascesse una band al secondo e si suonava ovunque.

Ascoltando pezzi come My best, viene in mente la dolcezza di Karen O in una versione più sbarazzina e meno centrata su se stessa. Ma in generale tutti i pezzi di I’m Not a Blonde sono un’inevitabile condanna al malinconico buonumore e spingono a ricordarsi di cosa vale la pena di salvare di quel periodo. Una ricerca che va avanti anche grazie a forti contributi personali, come 2 Fish, uno dei brani più belli del disco, e non a caso quello che sta tra due lingue, tra Italia e America appunto. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1453 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati