“Santo Padre, sono quasi le tre, come dobbiamo vivere questo orario oggi?”, chiede Lorena Bianchetti a papa Francesco, ospite di A sua immagine (Rai 1), uno dei programmi più longevi del servizio pubblico. Il riferimento temporale allude al momento in cui Cristo muore sulla croce, e il pontefice risponde con un lungo minuto di silenzio. Un gesto assai eloquente che la regia rispetta, indugiando sul suo primo piano. Ancora oggi, quando potremmo ritenere di averle viste e sentite tutte, il silenzio televisivo arriva sempre inaspettato, sorprendente, capace, più di ogni altra teatralità, d’infondere un sottile stato di angoscia. In un mezzo che prima che immagine è rumore, il silenzio conserva la sua carica sabotatrice, un piccolo tradimento della nostra consuetudine. La tv è sottofondo, con il suo vociare copre i silenzi altrui, distrae da tensioni casalinghe, aiuta a isolare occhi e orecchi dal mondo intorno, sintonizza altrove le nostre paturnie. L’intento di Francesco era chiaro, un invito a raccoglierci in preghiera, per Cristo e i cristi di oggi. I celebri silenzi di Celentano erano apnee da liberare con frasi a effetto. Sacerdote laico, la tv il suo pulpito. Maria De Filippi al silenzio sommò il vuoto. Per inseguire dietro le quinte un ospite inconsolabile abbandonò lo studio di C’è posta per te alle telecamere, e il pubblico – incollato allo schermo in attesa di un segno di resurrezione – fece registrare il picco di ascolti. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1457 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati