L’ex magistrato Antonio Ingroia ha candidato Gina Lollobrigida, 95 anni, in una lista che prevede, tra gli altri, un sedicente Partito comunista. Un tempo queste perle fiorivano dalla mente di Corrado Guzzanti. Ora siamo oltre. Ma se non fosse per la “bersagliera”, sarebbe la prima campagna elettorale senza divi in gara. Una tradizione che ha visto la tv in prima linea e personaggi impegnati nel salto di specie, con esiti spesso irrilevanti se non disastrosi. Syusy Blady si candidò con i Verdi, Elisabetta Gardini con Cossiga e Mastella, Cecchi Paone con Forza Italia, come Gabriella Carlucci. Anni prima Gerry Scotti rispose alla chiamata di Bettino Craxi. Santoro e Montesano all’europarlamento. E poi Beppe Grillo, ovviamente, e Rocco Casalino. E sopra e prima di tutti, la militanza necessaria di Enzo Tortora tra i radicali. Salvini e Renzi si sono limitati a concorrere a un quiz. Sono solo pochi esempi, senza considerare i tanti giornalisti e mezzibusti. Ma nella calca un po’ bizzarra di questa campagna elettorale, la tradizione sembra interrotta. Il parlamento non è più appetibile? Il plumbeo autunno scoraggia i conduttori? È la fine della tv, in attesa dell’arrivo degli influencer? Consoliamoci con chi seppe dire no: Pippo Baudo rifiutò la candidatura alla presidenza della Sicilia e Piero Angela declinò l’invito a senatore a vita considerando la divulgazione scientifica un contributo sufficiente per le sorti del paese. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1474 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati