Libertà d’espressione

Da Parigi un appello contro la diffusione dell’odio online

Nessun paese può combattere da solo la diffusione dell’odio online. La premier neozelandese ha trovato un alleato nel presidente francese per gestire in modo responsabile il problema. Leggi

Quando la Cina ha scelto la modernità e ha dimenticato la democrazia

Cent’anni fa gli studenti chiedevano la modernizzazione del paese, settant’anni dopo venivano massacrati in piazza Tiananmen. Leggi

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Il parlamento di Strasburgo protegge chi svela i segreti dei potenti

Durante l’ultima sessione prima delle elezioni di maggio, il parlamento europeo ha preso una decisione attesa da tempo da tutti quelli che vorrebbero più trasparenza nella vita delle nostre democrazie. Leggi

Il successo del modello vietnamita è solo una facciata

I leader vietnamiti hanno parlato di pace e armonia durante il vertice tra Kim e Trump, ma nel paese gli attivisti per la democrazia e i diritti civili sono perseguitati. Leggi

I giganti della tecnologia s’inchinano alla Cina

Accettando le richieste del governo cinese, Apple e Amazon danno un duro colpo alla libertà di espressione nel paese. Leggi

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Un sampietrino contro il carro armato della Fiat

Dopo il suicidio dell’operaia Maria Baratto un po’ di operai reclusi in un reparto confino simulano il suicidio di Marchionne con un manichino che ha la sua faccia. E la grande Fiat si arrabbia, mobilita i suoi avvocati e li fa licenziare. Ma loro lottano, perché non hanno altro che la lotta, e vincono. Leggi

La protesta dei giornalisti egiziani contro il governo

ll 3 maggio il sindacato dei giornalisti in Egitto ha accusato il governo di Abdel Fattah al Sisi di reprimere la libertà di stampa. L’accusa arriva dopo che il
1 maggio due giornalisti sono stati arrestati. Il video dell’Afp. Leggi

Bangladesh, nuovo omicidio di un difensore della laicità

Più di mille studenti hanno protestato a Dhaka per chiedere giustizia all’indomani dell’uccisione di un attivista laico, il sesto in poco più di un anno. Il video dell’Afp. Leggi

Una giornalista in cella accanto a Mladić: il caso di Florence Hartmann

Dal 24 marzo la giornalista francese Florence Hartmann è detenuta all’Aja nella prigione del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia. Hartmann è stata corrispondente di Le Monde durante le guerre dei Balcani e poi portavoce dello stesso tribunale. Ma perché una corte internazionale ha voluto arrestare una giornalista? Il caso fa discutere e in Francia e a Belgrado i sostenitori della Hartmann ne chiedono la liberazione. Leggi

Perché censurare le idee offensive non rende la società migliore

“Vietare a Donald Trump di entrare nel Regno Unito non impedirà agli statunitensi di votare per lui. Vietare a una persona di esprimere pubblicamente le sue idee non le fa scomparire”, dice Julie Bindel. La censura sta diventando la risposta normale delle nostre società contro chi sostiene idee offensive. Però movimenti come quello per i diritti civili e quello per i diritti delle donne hanno fatto progressi proprio perché potevano giudicare le persone in base alle loro prese di posizione. Per questo la libertà di espressione va difesa sempre. Leggi

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Continua il giro di vite contro la stampa indipendente in Egitto

Attivista per i diritti umani e autore di inchieste giornalistiche sugli abusi commessi dal governo egiziano, Hossam Bahgat è stato arrestato e rilasciato dopo tre giorni con l’accusa di aver pubblicato notizie false. È l’ennesimo attacco contro le voci critiche verso il regime del generale Al Sisi. Leggi

Vi racconto cosa significa essere sequestrati in Messico

“Il mio è stato il sequestro numero 16. In quei momenti senti più l’impotenza e il coraggio che la paura”, dice il giornalista messicano Luis Cardona, rapito e torturato nel 2012 nello stato di Chihuahua, nel nord del paese, quando dirigeva un giornale locale. Insieme ad altri due giornalisti fuggiti a Città del Messico, il disegnatore Rafael “Rapé” Pineda e Leopoldo Hernández, Cardona racconta in questo documentario animato la storia del suo sequestro. Leggi

I giornalisti filippini cominciano a sparare

(Per ragione di diritti di riproduzione questo video non è più disponibile. Ci scusiamo per l’inconveniente).

Le Filippine sono uno dei paesi più pericolosi al mondo per un giornalista. Dal 1992, almeno 75 reporter sono stati uccisi. I giornalisti filippini finiscono spesso nel mirino dei politici locali, collegati alla criminalità. Molti di loro hanno deciso di proteggersi girando armati e di allenarsi a sparare con pistole e fucili. E talvolta hanno ucciso i loro aggressori. Il reportage del Guardian. Leggi

Arrestati due uomini di spettacolo per offesa al presidente in Tunisia

Le autorità tunisine hanno arrestato il presentatore televisivo Moez Ben Gharbia e l’imitatore e comico radiofonico Wassim Lahrissi, accusati di truffa e di aver offeso il presidente Béji Caïd Essebsi. Si tratta dei primi arresti dall’elezione a dicembre del 2014 del leader del partito laico Nidaa Tounes. Secondo un portavoce della procura, i due hanno “commesso un’offesa contro il capo dello stato”. Resteranno in carcere fino al 25 marzo, quando saranno processati.

Secondo radio Mosaïque, Lahrissi si era spacciato per il presidente durante un’intervista telefonica con un imprenditore tunisino, che in precedenza aveva chiesto a Gharbia di intercedere in suo favore presso Caïd Essebsi. In Tunisia l’offesa al capo dello stato è punibile con la detenzione fino a tre anni di carcere e la truffa fino a cinque anni. Afp

Rapporto sulla trasparenza di Twitter, la Turchia è il primo paese a chiedere la rimozione di contenuti

Twitter ha pubblicato il suo rapporto biennale sulla trasparenza, dove rende note le richieste delle informazioni sugli account e di rimozione di contenuti ricevute dall’azienda da parte dei governi per motivi politici, di sicurezza o in caso di violazione dei diritti d’autore.

Il paese che ha inviato più richieste di rimozione di contenuti tra luglio e dicembre 2014 è la Turchia, con 477 richieste, cinque volte di più di qualsiasi altro paese. Seguono la Russia con 91 richieste e la Germania con 43 richieste. Rispetto all’ultimo periodo analizzato, da gennaio a giugno del 2014, questo tipo di richieste sono aumentate del 40 per cento.

Gli Stati Uniti sono al primo posto con 1622 richieste di informazioni sugli utenti, seguiti dalla Turchia con 356 richieste (per un aumento del 150 per cento rispetto allo scorso anno), e la Russia con 108 richieste. Twitter ha fornito informazioni nel 25 per cento dei casi. Reuters, Twitter

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Il pugno del papa

Un po’ di latino alza sempre il tono di un articolo, quindi eccovi una frase che potrebbe tornare utile a papa Francesco: “Agite tentaque si fortiores vos putatis”. Che tradotto suona più o meno così: “Fatti sotto se pensi di essere abbastanza duro”. Leggi

L’offensiva autoritaria di Erdoğan

Il tempismo è stato perfetto. A un anno dall’apertura delle due inchieste di corruzione che hanno fatto vacillare, almeno per un istante, il potere di Recep Tayyip Erdoğan, il 14 dicembre la polizia turca ha arrestato 31 persone accusate di aver fatto parte di un gruppo terrorista che aveva l’obiettivo di rovesciare il governo. Leggi

Le lunghe mani di Ankara

Dopo il Belgio, i Paesi Bassi e la Spagna, anche l’Italia ha arrestato il giornalista Bahar Kimyongür, cittadino belga ricercato in Turchia. Leggi

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