Ah quanto si scrive, ah quanto si pubblica. A me, devo dire, pare una bella cosa, ma c’è chi, specie di fronte alla cascata annuale di romanzi, si lagna. Un lettore mi ha chiesto, in vista delle ferie: come si fa a scegliere? Gli ho consigliato il metodo Federigo Tozzi (1883-1920), cioè il metodo estraibile da un articolo di questo grandissimo scrittore: “Come leggo io”, pubblicato postumo nel 1924. Poiché un secolo fa ci si lagnava della troppa romanzeria almeno quanto oggi, Tozzi lì spiega come si comporta lui nella ressa dei libri. Ecco in estrema sintesi le istruzioni:
1) aprire a caso il libro verso la fine e leggere un periodo qualsiasi dalla maiuscola al punto;
2) se il periodo ci soddisfa, fare altri sondaggi sempre a caso, gustando una descrizione qui, un dialogo lì ;
3) prendere, così, il libro alla rovescia, senza curarsi della trama e mandando all’aria il mestiere, che – si sa – è in grado di colorire la mediocrità spacciandola per bella;
4) sincerarsi progressivamente che la prima buona impressione non è dovuta alla casualità ma all’arte, cioè alla capacità – dice Tozzi – di “indicarmi una qualunque parvenza della nostra fuggitiva realtà”;
5) vigilare per non confondere la cattiva scrittura di un buono scrittore con la cattiva scrittura di un cattivo scrittore.
È quest’ultima cosa, credo, che distingue il vero lettore da quello che si finge fine.

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Questo articolo è uscito sul numero 1466 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati