Quel “d’accordo?!” che suonava un po’ come un “me ne frego!” (e lei si è sempre detta indifferente ai disgraziati a cui rifilava sale e numeri) è solo uno dei tanti caratteri “mussoliniani” di Wanna Marchi. La mascella volitiva, il piglio decisionista e la spigliatezza romagnola forse oggi, date le oscillazioni politiche, raccoglierebbero più consensi che in passato. La serie Wanna _(Netflix), scritta da Alessandro Garramone, racconta l’ascesa e la caduta della nota televenditrice, e il comune denominatore è sempre la tv: trovò fortuna nelle piccole reti locali e fu smascherata da _Striscia la notizia, gendarme dei canali generalisti. L’urlatrice che inveiva contro il lardo in eccesso come fosse un’insidia bolscevica fornisce un prezioso contributo per un immaginario saggio sulle origini del populismo. Lettura che andrebbe coadiuvata, per contrasto, con la visione di 100% Italia (Tv8), quiz sui gusti degli italiani, rappresentati in studio da un campione di cento persone. Condotto con tono sapiente e beffardo da Nicola Savino, il programma indaga in modo leggero ed efficace sulle nostre paure e desideri, come quello di diventare ballerini, al primo posto tra le ambizioni professionali. Sorridere di noi, di un popolo che da telecompratore si è riscoperto patriota, e sorridere del concetto stesso di patria che, come cantava Giorgio Gaber, può darsi che sia una bella idea ma rischia di diventare una brutta poesia. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1480 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati