Scott ha un pisello molto grande. Ventiquattro centimetri a riposo. È un ragazzo timido e gentile e gioca a calcio. Per molto tempo, negli spogliatoi, i suoi compagni si sono divertiti a condividere le foto dei suoi genitali. Poi un giorno Scott è andato da Alec, il capo dei bulli, e con educazione gli ha spiegato che la cosa non lo divertiva affatto. Il pene di Joe misura venticinque centimetri. Deve indossare delle mutande speciali per evitare di essere indicato per strada o ancora peggio arrestato per atti osceni. Da buon creativo, Joe ha messo a profitto questa sua caratteristica realizzando dei calchi da cui tira fuori apprezzate sculture. Il pisello di Andy misura ventisette centimetri e sostiene che quando è in erezione si sente mancare, deve sedersi e assumere zuccheri. La sua vita è un inferno. Non riesce ad avere una relazione stabile e ha problemi sul lavoro. All’ultimo colloquio gli hanno fatto capire che quel gigantismo era inopportuno e poteva scuotere i colleghi. Avrete capito che il britannico My massive cock (Channel 4) è uno show di disperazione, sulla scia di quella tv del dolore che esibisce corpi obesi, pustole terrificanti e menomazioni da incubo. Il programma non ha nulla a che spartire con l’orgoglio cameratesco del chi ce l’ha più lungo. Questi uomini appesantiti dal baricentro sono elephant men destinati alla solitudine. L’arnese del potere si trasforma in simbolo di vulnerabilità. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1486 di Internazionale, a pagina 100. Compra questo numero | Abbonati