Giulia Muscatelli
Balena
Nottetempo, 168 pagine, 15,50 euro

Chi si è stufato dei memoir? Evidentemente non io, visto che sono qui a proporre l’ennesimo. Balena è l’esordio di Giulia Moscatelli, autrice torinese del 1989. Il titolo è il nome comune di un mammifero, l’appellativo che si sostituisce al nome proprio di una persona (molto spesso donna), additandone il corpo. È una parola che contiene la violenza di chi usa quell’offesa e l’umiliazione di chi la subisce. La sua storia – sua di quel nome e sua di Giulia – comincia con la perdita di un padre le cui caratteristiche principali sono sintetizzate in un aggettivo, nella stranezza e nella morte: “la mancanza si può palesare in tantissime forme e la morte è solo una di queste”. Giulia cerca di colmare quell’assenza con il cibo e osserva il suo corpo crescere, diventare oggetto di bullismo, vergogna e stigma. Quando arriva a scoppiare in mille pezzi, si raccoglie per “amarsi dopo essersi odiata allo sfinimento”. Il tono della narrazione tende a essere neutro, quasi come se l’autrice, nonostante la scrittura in prima persona, volesse esporre i fatti, guardando la storia da una certa distanza. S’intravede comunque il resoconto sincero, a tratti in modo addirittura spietato, di come Giulia abbia abitato il proprio corpo. Un racconto che esprime quanto ancora “siamo maldestri quando parliamo di corpi”, confondendo “la libera espressione del sé con il dolore, e viceversa”. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1484 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati