Bruno Arpaia
Il mondo senza inverno
Guanda, 240 pagine, 18 euro

Tempo fa avevo scritto un racconto sulla coltivazione di vino che, dal quarantacinquesimo parallelo, si sarebbe spostata ai paesi del nord Europa. Mi sembrava pura fantascienza. Invece leggendo Il mondo senza inverno _si ha un brivido di paura che il futuro raccontato sia meno remoto di quanto appaia: i cambiamenti climatici sono il nostro presente, le persone si spostano già in massa per i fenomeni estremi, per non parlare delle mosse geostrategiche verso la Groen­landia di cui tanto si parla in questi giorni. Marta, Sara e Miguel riprendono la strada da dove si era interrotta la trama di _Qualcosa là fuori: partiti da una Napoli surriscaldata, dove la democrazia non si sapeva più cosa fosse e la rete era collassata, arrivano in Scandinavia. Non è la terra promessa che si aspetta chi compie una migrazione, ma un posto dove i cittadini sono classificati in A, B e C, con umani geneticamente modificati che controllano un paese di pochi privilegiati e tanti marginalizzati senza diritti. Alle voci in prima persona si aggiunge anche quella di Ahmed, che guida i tre tra le file del nuovo mondo e della resistenza. Il continuo cambio di punto di vista costruisce una storia incalzante e, con una prosa raffinata, che si esprime al meglio nelle descrizioni di una natura maltrattata, Bruno Arpaia racconta non tanto cosa potrebbe succedere se, quanto cosa succede mentre. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1649 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati