Sarà un settembre zeppo di talk show, i cui canovacci possiamo già in parte prevedere. Dal basso della mia esperienza, vorrei darvi qualche suggerimento per stanare i candidati, e nel caso giudicarli, avendo a mente che più importante delle loro parole sarà il linguaggio non verbale dei competitori: le ciglia aggrottate, i sorrisini e gli occhi strabuzzati che punteggiano gli argomenti altrui, e che in gergo chiamiamo “piani d’ascolto”, sono l’arma in mano ai registi, di cui forse un giorno bisognerebbe discutere. Ma scorriamo la lista dei tipi: l’ospite che nei suoi tre minuti a disposizione apre più di una subordinata è un cattivo politico. Chi guarda dritto in camera come se si rivolgesse a te che sei sul divano è un buon politico ma una cattiva persona. L’ospite che va dritto al sodo ammiccando al conduttore è Berlusconi. Chi tiene in mano dei fogli e li agita citando numeri e percentuali è un cattivo politico ma forse un buon commercialista. L’ospite che interrompe i colleghi è un pessimo politico, una brutta persona e un perfido genitore. Chi ammette la propria ignoranza su un determinato tema è un politico ignorante su quel determinato tema quindi un pessimo politico ma una brava persona. Chi esordisce con “grazie della domanda” è un politico bugiardo, una brutta persona e forse una spia. L’ospite che chiede “qualcuno mi ricorda che trasmissione è?” è una persona onesta, un politico serio e uno di noi. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1475 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati