Mi sono imbattuto in un saggio del 1907 di Lev Šestov, anomalo filosofo russo, dal titolo suggestivo: Elogio della stupidità. Sostiene che la stupidità, nell’opporsi al buon senso, conduce a un’autentica comprensione della vita. Lo stupido inceppa la logica binaria, manda fuori fase il senso comune, nutre l’imprevisto, produce stupore. Ho pensato a Luca Barbareschi e al suo programma Allegro ma non troppo (Rai Tre) dove il conduttore, che stupido non è, gioca a deragliare sistematicamente dalla ragionevolezza e dalle regole del codice tv. Massiccio nel corpo, teatrale nei movimenti, Barbareschi si dimena inquieto in uno spazio scenico che gli va stretto. Sull’orlo di una crisi non di età ma di sassolini accumulati, scantona il buon senso che lo vorrebbe ospite vigile e interlocutore curioso e si lancia in battute sessiste, domande agli ospiti che diventano trampolini per il proprio punto di vista, accuse indistinte a un mondo che non gli somiglia abbastanza. Di recente ha perfino ingaggiato un duello con Sigfrido Ranucci, reo di non aver citato il suo programma. Il buon senso ti avverte che puoi fermarti lì. Lui no, rilancia con accuse sopra le righe, infilandosi in un ginepraio gravido di imprevisti. Barbareschi può risultare antipatico o molto antipatico, ma gli va riconosciuta un’abilità olimpica, direi quasi letteraria, nel mancare ogni appuntamento con l’assennatezza. Una qualità che merita davvero un elogio. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1649 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati