Informazione

Un antidoto al veleno della post-verità

Quel che è abbastanza condivisibile nelle fumose dispute sulla post-verità è la considerazione che negli ultimi anni la verità non è stata trattata molto bene dai mezzi d’informazione. Spesso le sono stati preferiti dei sostituti “al sapore della verità”: scoop, anticipazioni, esclusive… Questa iperofferta di verità da discount non ha diminuito il bisogno di verità; proprio come accade quando c’è una proposta diffusa di beni scadenti, capita che la qualità sia ancora più ricercata. Leggi

Chi vince e chi perde nell’epoca della post-verità

C’è un genere di errore stupido che solo le persone intelligenti possono commettere: presumere che un fatto acclarato possa sconfiggere una bugia facile e rassicurante. Siamo entrati in una nuova fase del dibattito politico e pubblico, una fase che molti esperti hanno definito “l’era della post-verità”. Leggi

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I rischi di informare

“La libertà d’espressione e quella d’informazione qui non esistono”. La medesima affermazione per descrivere tre Paesi diversi, Messico, El Salvador e Venezuela, fatta da tre esempi di giornalismo votato a rivendicare il diritto a sapere e a comunicare.

Moderati da Camilla Desideri nella sala del Teatro Comunale di Ferrara, Anabel Hernández, giornalista messicana impegnata nella lotta al narcotraffico, Alberto Barriera Tyszka, scrittore e giornalista venezuelano e Roberto Valencia, giornalista di El Faro, hanno condiviso le loro esperienze al Festival di Internazionale.

“L’immagine che descrive la libertà d’espressione in Messico è quella dei sacchetti di plastica che contengono pezzi di giornalisti rapiti, torturati, stuprati ed uccisi”, esordisce Anabel Hernández.

In Venezuela, racconta Alberto Barriera Tyszka, si assiste ad una “normalizzazione dell’opacità, una completa mancanza di trasparenza, e una naturalizzazione della violenza”.

E in questi Paesi, il governo è uno degli attori della violenza, spesso il principale.

Dopo la morte di Chavez, racconta il giornalista e scrittore venezuelano, c’è stato un vuoto che Maduro non è stato in grado di colmare. Le conseguenze sono state un indebolimento della figura politica, un parallelo accrescimento del potere militare e, con questo, un aumento degli abusi di potere.

Per Anabel Hernández il governo, corrotto e colluso, fa il gioco dei narcotrafficanti, aggravando irrimediabilmente la situazione del Paese. “Una società, come quella messicana, che non ha un’informazione vera ed opportuna non ha democrazia. Non si possono prendere decisioni se non si conosce la verità.”

Roberto Valencia dipinge uno scenario in cui la popolazione salvadoregna vive in strutture del terrore create dalle gang, le maras, e dalle reazioni discutibili di uno Stato debole, che usa la violenza per risolvere i problemi. Da gennaio 2015 sono 720 i presunti membri di gang uccisi in El Salvador, in apparenti scontri con la polizia. “In molti casi si è trattato di esecuzioni sommarie, accettate dalla società perché questa sembra la soluzione più semplice e rapida”, rivela il giornalista di El Faro.

In queste realtà i giornalisti sono in pericolo. Anabel Hernández, che da quattro settimane è tornata in Messico dopo anni di allontanamento per sopravvivere, parla dell’adattamento alla sua vita sotto scorta, prigioniera delle minacce del governo e dei narcotrafficanti. “La legge a protezione dei giornalisti, promulgata in risposta alle richiesta della comunità internazionale è una simulazione”. È infatti lo stesso governo che ha promosso questa legge a minacciare i giornalisti, come è accaduto proprio alla Hernández, vittima di diverse irruzioni in casa da parte dell’esercito.

Ma ad essere in pericolo sono tutti, è la società, non solo i giornalisti, ribadiscono a gran voce tutti gli ospiti. “I giornalisti non vogliono essere trattati come vittime”, dice Valencia.

I dati sulle aggressioni, le uccisioni e le scomparse, danno solo una parziale idea di quanto grave sia la situazione. Questa opacità di cifre e statistiche è un punto fondamentale, ribadito più volte dagli ospiti.

Nonostante i rischi, Anabel Hernández non si arrende: “la missione dei giornalisti è difendere un diritto inalienabile, quello ad essere informati”.

Barbara Busnardo

Propaganda, quando la persuasione diventa tossica

Dunque, il problema con la propaganda non è che “persuade le persone”. Il problema con la propaganda è che persuade le persone di cose false, e che per riuscirci le disinforma e le manipola facendo leva sulla minaccia e sulla paura. Leggi

Un mondo scompaginato

Poche volte come in queste ultime settimane il mondo mi è apparso scompaginato. E ancor più scompaginata mi sembra l’immagine del mondo trasmessa dai mezzi d’informazione. Non è solo una questione di velocità, è anche una questione di assenza di gerarchie: che cosa è più importante. Che cosa è più preoccupante. Leggi

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Il passo falso di Seymour Hersh sull’uccisione di Bin Laden

L’inchiesta del giornalista investigativo statunitense sull’operazione che portò all’uccisione di Osama bin Laden in Pakistan, nel 2011, vuole smentire la versione ufficiale dei fatti. Ma l’articolo è criticato dalla stampa americana, perché poco accurato e si basa su fonti incomplete o troppo indirette.   Leggi

Un indice per il cervello

C’è un mare di informazioni in giro. Nel suo nuovo libro The organized mind, lo psicologo Daniel Levitin osserva che ne consumiamo cinque volte più di quanto non facessimo nel 1986. Leggi

Il nuovo canale tv panarabo interrompe le trasmissioni poco dopo il lancio

Il nuovo canale televisivo panarabo di proprietà di un principe saudita ha interrotto le trasmissioni dopo meno di ventiquattr’ore dal suo lancio negli studi del Bahrein. Al Arab Tv, del principe miliardario saudita Al Walid bin Talal, era andato in onda con la promessa di un’informazione imparziale e indipendente.

I responsabili del canale hanno fatto sapere di avere interrotto le trasmissioni “per motivi tecnici e amministrativi” e che presto torneranno in onda. Ma secondo il quotidiano del Bahrein Akhbar al Khaleej, l’interruzione dipende dal fatto che il canale non aderisce “alle norme prevalenti nei paesi del Golfo”.

Uno dei primi ospiti delle trasmissioni di Al Arab tv è stato un noto critico della famiglia reale sunnita al potere in Bahrein, Khalil Marzuk. Bbc

Il passo falso di Israele

Durante l’ultima guerra a Gaza i mezzi d’informazione israeliani hanno affermato all’unisono che Hamas avrebbe perso la sua popolarità a causa dell’alto numero di vittime palestinesi. Leggi

Verità e bugie sui Mondiali

Un motivo di preoccupazione per i giornalisti è la quantità d’informazioni sbagliate diffuse all’estero sui Mondiali. Leggi

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Abbiamo i mezzi d’informazione che meritiamo

Nel graphic novel The Influencing Machine, la giornalista americana Brooke Gladstone spiega perché i mezzi d’informazione non sono così potenti. Leggi

Paradossi della concorrenza

Da un po’ di tempo i fotografi che lavorano nel campo dell’informazione si lamentano, giustamente, per il fatto che sulla carta stampata hanno sempre meno spazio. Leggi

Eutopia, un posto per discutere

Da oggi è online Eutopia, “uno spazio di discussione e di informazione” per gli europei. Leggi

Primo Uno

La nascita di un nuovo giornale è un evento abbastanza raro perché se ne parli. Leggi

La datificazione del mondo

Scrivesse oggi La tempesta, Shakespeare farebbe dire a Miranda “Oh brave the dataficated world”. Leggi

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Megafono

Quando a una festa arriva l’Uomo col Megafono, la festa si guasta. Leggi

I nostri lager

In Europa centinaia di centri di detenzione per stranieri operano con l’unico scopo di dimostrare che non siamo tutti uguali. Un libro e un sito per fare il punto. Leggi

Buio

La guerra in Siria viene combattuta anche sul terreno dell’informazione. Ma non abbiamo gli strumenti per capire cosa stia succedendo. Leggi

Foto per adulti

Non è mai facile trovare la foto giusta per illustrare un attentato nel quale ci sono vittime. Ma si può e si deve fare. Leggi

Quo vadis, giornalista?

Dove va l’informazione? Da quando è andata online, se lo chiedono in molti. Leggi

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